Kalifornia uber alles cable show

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Tele ossessioni via cavo nella iper America degli anni novanta

kalifornia

In quello che nei primi anni Novanta (1994 per la precisione) il futuro è uno spettacolo continuo, dove oltre alla TV ormai quasi in disuso, l’esercizio della distrazione di massa viene effettuato tramite “Cavi” installati nella carne, in grado di ricevere direttamente, senza intermediari le emozionanti avventure di di personaggi che trasmettono le loro parole ed emozioni direttamente tramite i neurocavi.


Lo spettacolo più grande dopo la fine della serie della famiglia Figueroa è quello di “Poppy in fuga una futura madre che sta per partorire la figlia, ma è inseguita da Cani geneticamente modificati, i cosiddetti Umanimali. La scena si apre su Poppy Figueroa che sta fuggendo scendendo le scale esterne di un palazzo inseguita dagli umanimali. Nella fuga le sfugge di mano la piccola che cade su un cumulo di vestiti e fagotti di una Station Wagon che poi sparisce nel nulla. La bambina è stata rapita sotto il naso di tutti gli spettatori, comparse e regista compresi. La bambina è ovviamente una singolarità genetica, è nata con i Cavi già installati dentro di Lei.

Inizia così una ricerca della bambina da parte dei componenti della famiglia, in particolare di Santiago detto “Sandy” Figueroa, fratello di Poppy. Una ricerca che lo porterà nei meandri fatiscenti della città sacra, una zona degradata dove hanno trovato rifugio tutte le sette religiose più strampalate.


Inaspettatamente scoprirà il motivo del rapimento della piccola nipote, i cui innesti le permettono di controllare tutte le persone che usano i cavi per godere degli spettacoli, e dell’agire segreto di alcuni politici che tramite la piccola Calafia, ribattezzata Kalifornia dalla setta che l’ha rapita, intendono dare vita a una dittatura dove la moltitudine degli spettatori viene gestita come se fosse una singola unità.


In Kalifornia l’autore si sbizzarrisce nel dipingere una nazione soggetta ai grandi network che dispensano sapientemente spettacoli distraenti da una realtà in perenne perdita di morale, un disfacimento costante del tessuto fisico e sociale. Telecamere perennemente puntate sulla vita giornaliera dei componenti di una famiglia, facendone degli eroi del nulla quotidiano, o su operazioni chirurgiche trasmesse in diretta e tramite i cavi, percepite anche fisicamente da chi vi si connette.

Nulla di veramente nuovo nella SF, già Robert Silverberg nel racconto “Mercanti di Dolore” del 1963, ne aveva già anticipato da decenni un tale voyeuristico spettacolo e negli ultimi venticinque anni le TV private ne hanno copiato ampiamente lo scenario: le sette religiose si sono tramutate in gruppi di vocianti complottisti di varia natura sui social network. La realtà odierna è ogni giorno sempre più simile alla distorta visione che gli autori di SF negli anni sessanta e settanta avevano del futuro. Se pensavano di essere pessimisti, guardando quanto succede attorno a noi direi che sono stati fin troppo ottimisti oltre che lungimiranti.

Giuseppe Ferri

Mark Laidlaw
Kalifornia – (1994)
Titolo Originale
Kalifornia –
Traduttore – Giuliano Acunzoli
Pag. 184 
Urania N° 1249
Mondadori

Giuseppe Ferri

classe 1959 da sempre appassionato lettore di SF, unico genere letterario in grado di unire materia umanistica a 297 quella scientifica senza annoiare. Ama leggere più che scrivere e questo è il motivo della sua scarsa produzione. Attualmente, dopo 42 anni e 10 mesi di contributi finalmente in pensione, ma continua ad avere lo sguardo sul futuro.

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